Moda sostenibile a km0: Niccolò e la storia di Rifò

Abbiamo intervistato Niccolò, fondatore di Rifò – azienda che produce abbigliamento con cotone e cashmere rigenerato, adottando un modello circolare. Trasparenza della filiera, produzione realizzata interamente nel distretto tessile di Prato, ritiro di abiti: Rifò fa di sostenibilità, eticità e valorizzazione del territorio i suoi punti di forza. Con Niccolò abbiamo parlato della sua storia, dell’avvicinamento alla moda sostenibile e di clean beauty.

Raccontaci qualcosa di te e su Rifò

Rifò per me è la coniugazione di due passioni, quella per la mia città (Prato) e per lo sviluppo sostenibile. Sin dall’inizio ho visto in Rifò l’opportunità di valorizzare il territorio in cui sono nato e cresciuto comunicando un’arte, una tradizione di questa città. Da più di cento anni a Prato si trasformano cenci, stracci, rifiuti in nuove risorse, Rifò riprende questa esperienza per creare un modello sostenibile all’interno della moda.

Come nasce la tua passione per la moda sostenibile?

Per caso perchè prima di Rifò non mi sono mai occupato di moda o tessile, è vero che comunque stando a Prato metà dei miei parenti lavora nel settore ma non avevo mai fatto esperienze lavorative durature se non qualche estate alle superiori passata a aiutare mio zio in tintoria. Prima di iniziare Rifò ho lavorato in Vietnam e in questo Paese ho realizzato coi miei occhi gli impatti della moda, da lì ho iniziato a informarmi e a capire che bisognava trovare una soluzione.

Cosa sai del movimento clean beauty e quali elementi reputi più attuali?

Penso si tratti di utilizzare meno prodotti chimici nella cura della pelle e del corpo, di valorizzare lavorazioni naturali che rispettano l’ambiente e il nostro pianeta. Non penso si fermi a questo, il movimento clean beauty premia anche un packaging responsabile, fatto il meno possibile di plastica.

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