Moda sostenibile: Chiara racconta CasaGIN

Abbiamo intervistato Chiara, membro del team di CasaGIN – brand di abbigliamento made in Italy che fa della sostenibilità il suo punto di forza. Con lei abbiamo parlato di CasaGIN, della sua passione per la moda sostenibile e di clean beauty!

Raccontaci qualcosa di te e su CasaGIN

Mi chiamo Chiara e da poco più di un mese faccio parte del team di CasaGIN, dove mi occupo della logistica e degli acquisti, ovvero della gestione e dell’evasione degli ordini per i clienti privati e i nostri rivenditori e di tenere sotto controllo la merce a magazzino.

CasaGIN è una piccola azienda del padovano nata nel 2017 che si occupa di moda sostenibile, in particolare intimo e abbigliamento. Sostenibilità è la parola chiave che guida ogni nostra scelta: tutto, dal packaging ai tessuti, è realizzato con un occhio attento sia all’ambiente che ai lavoratori.

I tessuti con cui sono prodotti i nostri capi sono certificati ed ecosostenibili e sono: fibra di faggio, di cui sono fatti l’intimo e l’abbigliamento; fibra di eucalipto, di cui sono fatti i calzini; cotone organico certificato GOTS – con cui abbiamo realizzato una linea di canotte e T-shirt e il nostro progetto speciale “Stay Wild” in collaborazione con il WWF; ed Econyl, un filato ricavato dagli scarti dei rifiuti marini, con cui è realizzata la nostra linea di costumi.

Per l’imballaggio dei nostri prodotti utilizziamo carta velina oppure il nostro nuovissimo packaging realizzato in amido di mais, anch’esso certificato, completamente biodegradabile, e arrivano al cliente finale all’interno delle nostre scatole di cartone.

La produzione dei nostri capi è interamente Made in Italy, in quanto avviene in piccoli laboratori tessili locali a conduzione familiare: questo ci permette non solo di avere un rapporto umano con i nostri fornitori, ma anche di assicurarci che la produzione non arrechi alcun danno a chi produce i nostri capi, garantendo così un ambiente di lavoro sicuro.

Infine voglio chiarire il significato del nome dell’azienda: “casa” è la sensazione che vogliamo che provi la pelle a contatto coi nostri tessuti, dunque una sensazione confortevole e di totale libertà. A tal proposito e non a caso la prima a vedere la luce è stata la nostra linea di intimo, proprio perché è il primo a incontrare la nostra pelle. “GIN”, invece, racchiude la mission del nostro brand e sta per “Genuino Innovativo Naturale”. Genuina è ogni fase produttiva dei nostri capi, che, come ho già detto, avviene a km 0 e in modo etico; innovativo, perché vogliamo ridurre il più possibile il nostro impatto ambientale; e naturale perché naturali sono i nostri tessuti. 

Per quanto riguarda me, più di otto mesi fa ho concluso il mio bellissimo percorso universitario in lingue orientali all’università Ca’ Foscari di Venezia durato cinque anni, dove mi sono dedicata allo studio della lingua araba e alle mille sfaccettature della cultura, della legge e dell’economia islamiche. Che altro dire su di me? Amo leggere di tutto (romanzi, saggi, fumetti, graphic novels), ascoltare musica, podcast e audiolibri, guardare serie tv, passeggiare nella natura, fare yoga e i gatti. Inoltre sono una grandissima appassionata di letteratura, mitologia greco-romana, arte, egittologia, lingue straniere, cosmesi biologica, artigianato e – last but not least – moda sostenibile.

Come nasce la tua passione per la moda sostenibile?

La mia passione per la moda sostenibile nasce circa 4 anni fa, nel 2016, per puro caso, guardando dei video su Youtube e seguendo delle influencers che avevano deciso di dedicare il loro spazio online – o la maggior parte di esso a questo argomento. Una di loro aveva consigliato di guardare il documentario “The True Cost” su Netflix e spinta dalla curiosità ho seguito il suo consiglio. Quello è stato il momento cruciale in cui ho capito che dietro a dei semplici pezzi di tessuto cuciti insieme c’è molto di più, ovvero delle vite umane. Di mio sono molto sensibile a tematiche come il rispetto dei diritti umani e più specificatamente a quelli dei lavoratori, e sicuramente anche questo aspetto ha contribuito al mio avvicinamento alla moda sostenibile. I social e il web mi hanno dato una grossa mano nell’approfondire l’argomento, grazie a video su Youtube e stories su Instagram a tema, dove si denunciavano manovre di greenwashing da parte delle multinazionali della fast fashion e dove si mostravano modi alternativi per acquistare vestiti in maniera più consapevole e sostenibile. In mezzo a tutto ciò ho potuto conoscere tantissime aziende italiane che producono abbigliamento in modo etico, scoprendo con enorme piacere che tante sono presenti qui in Veneto, la regione in cui vivo. E’ così che ho fatto la conoscenza anche di CasaGIN, che mi colpì subito per la semplicità e insieme l’innovatività dei suoi capi. Alla mia passione per la moda sostenibile si è ispirata anche la mia tesi di laurea magistrale, dedicata al settore tessile tunisino e alle mobilitazioni delle lavoratrici nel settore. 

Cosa sai del movimento clean beauty e quali elementi reputi più attuali?

Ho sentito parlare del movimento clean beauty solo di recente, tuttavia mi sono sentita da subito vicina alla sua filosofia. Come ho detto nella prima domanda in cui mi sono presentata, sono una grande appassionata di cosmesi biologica, in particolare Made in Italy. Credo che gli aspetti più attuali e rilevanti del movimento siano due, ovvero la questione del packaging e del consumo consapevole.

Per quanto riguarda il packaging, molte aziende italiane di cosmesi biologica si stanno già muovendo in questa direzione, convertendo l’imballaggio di prodotti già esistenti o ex novo in materiali come alluminio, vetro e carta e la scelta è molto apprezzata da chi già ama e segue il brand. Trovo che sia un ottimo modo per sensibilizzare i consumatori e farli riflettere sul fatto che oltre all’INCI del prodotto c’è molto di più. Secondo me al giorno d’oggi non è più sufficiente che la composizione di un prodotto sia naturale e certificata per essere sostenibile, per esserlo al 100% deve esserci un occhio di riguardo anche e soprattutto verso l’ambiente e di conseguenza verso il packaging.

Degli esempi su tutti – di aziende italiane che conosco per i loro prodotti e ammiro molto – sono: La Saponaria, Allegro Natura ed Ethical Grace. Infine parliamo del consumo consapevole, pratica che io stessa sto cercando di integrare nel mio modo di comprare. Personalmente seguo dei piccoli canali Youtube a tema beauty, in cui ci sono appassionate di cosmesi che, o di tasca propria o grazie a delle collaborazioni, utilizzano tantissimi e svariati prodotti.

Ci sono dei contenuti però che possono risultare fuorvianti e far scattare in chi li guarda meccanismi malati, come quello dello shopping compulsivo. Di questo io ne sono stata testimone sulla mia pelle e infatti mi sono ritrovata o a non usare dei prodotti o a non ritrovarmi soddisfatta. Oggi sono molto più attenta quando acquisto: compro solo ciò che mi serve e quando mi serve e soprattutto non ho scorte di nulla. Questo mi permette non solo di spendere consapevolmente i miei soldi, ma anche di prestare più attenzione a me stessa e di ciò che ha bisogno il mio corpo in quel preciso momento. 

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